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UN CONFLITTO, TANTI EROI.
Il filone degli sparatutto a base di Seconda Guerra Mondiale si
arricchisce di un nuovo, spettacolare capitolo; dopo i fasti del
primo episodio, torna la “chiamata alle armi” ludica per
antonomasia, l'epitome massima degli FPS ambientati in quel nefasto
periodo della storia umana, che va dal 1941 al 1945. In questa sede,
parte questa doverosa citazione, non spenderemo parole per
rimembrare un titolo che, due anni esatti or sono, guadagno il
favore di critica e pubblico, un favore pressoché unanime. No, oggi
parleremo solo di Call Of Duty 2, nuova perla di Infinity Ward
destinata a fare epoca come a suo tempo fece il mai sufficientemente
apprezzato COD.
La Trinità dei videogames guerrafondai è, per definizione acquisita ora in
contumacia, composta da Medal Of Honor, Brothers in Arms e, ovviamente, Call Of
Duty. I tre pretendenti al trono di miglior sparatutto di guerra, dopo la prova
del titolo patrocinato da Activision, devono necessariamente inchinarsi a quello
che, allo stato attuale, è fuor di dubbio il vincitore della disfida. Ma
procediamo con ordine, analizzando con dovizia un titolo pieno di intense
meraviglie avviluppate dagli orrori di una guerra marchiata a fuoco nella
memoria degli uomini.
In rispetto della tradizione, giocando a Call Of Duty 2 ci troveremo ad
impersonare tre (più uno) eroici soldatini, in tre campagne distinte : dalla
Russia con amore, nei panni del soldato Vasili Ivanovich Koslov, impegnato sul
fronte russo dal '41 al '43, durante la lotta per la liberazione di Stalingrado
e Mosca. Passeremo quindi al sergente John Davis, britannico di nascita e
convinto sostenitore della Ottava Armata Inglese; nei panni mimetici di Davis,
saremo chiamati a compiere una intensa operazione di repulisti dapprima in
Egitto, quindi lungo le coste africane. Sarà inoltre possibile, sempre nella
campagna britannica, impersonare il comandante David Welsh (nell'anno del
signore 1943), alla guida di un Tank Crusader, per una campagna tanto breve
quanto spettacolare. Ultimo, ma non ultimo, troviamo il caporale Bill Taylor, in
un arco temporale che va dal '44 al '45, con l'assalto dei Rangers a Pointe du
Hoc (Normandia); i destini del caporale Taylor e del sergente Davis si
incroceranno su quelle sponde bagnate di sangue, a ridosso di una impenetrabile
scogliera sotto il giogo nazista (nota cinematografica : visionare la pellicola
“Il giorno più lungo” sarà di grande aiuto per capire la sezione temporale dove
si svolgono i fatti narrati nel videogioco).
In perfetto ordine cronologico, le tre campagne appena citate, partendo dalla
Russia, ci faranno vivere i momenti chiave della WW2 (World War 2, Seconda
Guerra Mondiale), in un crescendo di azione e coinvolgimento come nessun titolo,
nemmeno il primo COD, ha mai saputo fare. Per dovere di cronaca, si ricorda che,
al termine della terza missione nella Madre Russia, si sbloccherà
automaticamente la Campagna Inglese, svincolando virtualmente il giocatore dal
seguire la linea voluta dai programmatori. Questa scelta, gradevolissima, non è
una opzione che ci sentiamo di consigliare, onde evitare di sminuire il grande
lavoro svolto dagli sceneggiatori per dare un filo logico (e temporale) alle
vicende narrate in COD2.
Il primo impatto con il gioco, visivamente parlando, lascia a dir poco
esterrefatti. Se è vero, come è vero, che è impossibile non partire con un
enorme carico di aspettative giocando al seguito di un titolo che, a modo suo, a
saputo rivoluzionare gli FPS, Call Of Duty oltre va ben oltre le aspettative,
bucando la retina con uno spettacolo degno dei migliori film bellici. Un taglio
cinematografico, unito ad una azione a tratti compulsiva, fa del titolo prodotto
da Infinity Ward un capolavoro sul fronte dell'immersività e del coinvolgimento.
Ogni superficie è coperta da un sapiente uso delle più raffinate tecniche di
Bump Mapping, senza contare l'adozione di una intensa dose di Specular Mapping
che dona ad ogni oggetto un senso di “3D” visto in nessuno dei titoli affini; il
tocco artistico dei programmatori ha fatto si che, se ad esempio stiamo
ripulendo un edificio dalla presenza nazista, sarà difficilissimo vedere due
oggetti simili in stanze vicine, così come sarà pressoché impossibile trovare
due texture ripetute.
Ma il meglio di se, l'engine grafico sviluppato in casa, lo da negli spazi
aperti, che costituiscono un buon ottantacinque per cento del gioco. L'effetto
della pioggia sfiora il fotorealismo, così come sono degni di un quadro d'autore
i panorami che si possono godere dall'alto. Palazzi che crollano in maniera
convincente si sposano alla perfezione con ruderi e case che paiono autentiche
come quelle che siamo abituati a vedere al cinema. Qualche piccola sbavatura,
come il cielo immobile, rimane comunque presente, ma nulla che faccia gridare
allo scandalo; le location all'aperto, inoltre, sono spesso enormi. Anche se,
fondamentalmente, si tratta di ampie aree grosso modo “quadrate”, con un punto
di ingresso e uno di uscita, nulla vieta di esplorare tali ambienti con un buon
grado di libertà. Se un nido di mitragliatrici porta il nostro nome su ogni
pallottola che sputa, stiamo pur certi che esistono almeno una o due strade
alternative per aggirare l'ostacolo. Senza contare che potremmo disporre anche
delle granate fumogene, vera chicca di COD2, sulla quale i programmatori hanno
speso moltissime ore di lavoro. L'effetto del fumo – a patto di disporre di un
buon computer e di attivare i relativi effetti – come già fu nel primo COD, è
degno di un Oscar alla realizzazione, assolutamente perfetta. Entrare nella nube
di gas, creata ad arte per accecare il nemico, e trovarsi magari davanti ad un
crucco nel pieno della bruma, è un autentico attentato alle coronarie, con gioia
della nostra fame di emozioni! Manca invece, totalmente, un vero motore
fisico:questo si traduce in alcuni svarioni talvolta inaspettati, in un titolo
di questo livello. Ad esempio, ripararsi dietro una tavola di legno
dall'esplosione di una granata, garantisce lo stesso, invalicabile livello di
protezione di un muro di mattoni e cemento.
Inoltre, sperare di spostare un mobile o una lampada è una pia illusione, poiché
tutti gli oggetti di scena, eccezion fatta per quelli appositamente scriptati,
rimangono inchiodati al loro posto, anche scatenandoci sopra un inferno di fuoco
e piombo. Per liberarci della Minaccia Fantasma...pardon, Nazista, avremo a
disposizione una serie di strumenti di morte che, abbinati alle postazioni fisse
e alle granate, faranno la felicità dei gamers dal grilletto facile. Si va dal
Garand M1 al Kar 98, passando per il Thompson americano, lo Sten e l'MP 40,
finendo con il BAR, il PPSh russo ed altre amenità. Tutte queste armi, per le
quali, per fortuna, non mancheranno mai o quasi mai le munizioni, ci serviranno
dalla prima all'ultima, nonostante l'aiuto che costantemente ci perverrà dai
nostri commilitoni; si, perché in COD2, non saremo mai (o quasi) da soli, ma
agiremo sempre coadiuvati dalla nostra reattiva squadra. I nostri fratelli in
armi (citazione da...?), sono guidati da una intelligenza artificiale di buon
livello, con poche sbavature. Il loro fuoco, mai determinante ma sempre
importante, ci aiuterà spesso e volentieri a venire fuori da situazioni dove
neanche Rambo ne uscirebbe intatto. I loro suggerimenti, datici in perfetto
Italiano (un plauso al doppiaggio), saranno sempre puntuali ed azzeccati. Se li
sentiremo gridare : “Cecchino, al secondo piano, edificio di sinistra!”,
possiamo star certi che il nemico da battere si trova proprio li.
Anche i soldati tedeschi vantano una buona IA, sia pur essa elementare.
Riflessivi per natura (!), non li vedremo mai o quasi mai prendere l'iniziativa
per venire a stanarci, ma, molto più spesso, saremo noi a doverli aggredire,
mentre difendono strenuamente la posizione. In questo senso, aspettare che siano
i nostri amici di pistola a fare il lavoro sporco, è fatica sprecata. Grazie ad
un intelligente sistema di respawn (il crearsi continuo di avversari), fino a
quando non saremo noi a guidare l'offensiva, il computer continuerà a generare
nemici – almeno, fino a quando la locazione non sarà considerata persa -
regalandoci la sensazione di essere i veri “registi” dell'azione e, come in una
nota pubblicità, tutto girerà attorno a noi e alle nostre azioni. Certo, qualche
piccola pecca in questo sistema, c'e': i Tedeschi, (furbi loro!), sanno che
siamo noi la chiave di volta che regge le fondamenta dello scontro, quindi
tenderanno ad ignorare il fuoco dei nostri compagni d'arme, per concentrarsi
solo – o quasi – sulla nostra povera pellaccia, anche quando un soldato “buono”
sta puntando la pistola alla testa ad uno cattivo. Come dire, ognuno ha le sue
ossessioni. In ogni caso, COD2 vanta una longevità che si attesta, a media
difficoltà, attorno alle quindici ore di gioco o poco meno, incrementando
notevolmente ai livelli di difficoltà più alti, dove la componente tattica
aumenta in modo esponenziale (anche un solo colpo può mandarci nei verdi
pascoli).
Due le novità più significative sul fronte del gameplay : l'assenza di una
barra di salute e l'impossibilità di salvare a piacimento. A differenza del
primo COD, ora non potremo controllare il nostro stato di salute, affidandoci
quindi ad una oculata gestione del nostro personaggio e alla buona sorte. Quando
verremo colpiti, un alone rosso offuscherà la nostra vista; se i colpi si
protrarranno nel tempo, un indicatore ci avviserà di metterci al coperto e
riposare. Il nostro soldatino riconquisterà allora il controllo del respiro (non
lo sentiremo più ansimare) e della vista (sparirà l'effetto “sfumato”) ed allora
potremo ributtarci nella mischia. Se malauguratamente dovessimo perdere la vita,
saremo costretti a riprendere il cammino dall'ultimo checkpoint che i
programmatori, bontà loro, hanno piazzato in numero piuttosto abbondante nel
corso delle varie campagne. Questo non toglie che un “quicksave” l'avremmo
gradito lo stesso!
Interessantissimi gli spezzoni video presi dal Military Channel, all'inizio di
ogni missione, che servono a inquadrare meglio il periodo storico in cui ci
muoveremo.
Più che buono il fronte audio. Un buon doppiaggio, ispirato e coinvolgente
(anche se, a volte, ripetitivo), ben si sposa con sound fx curati e ottimamente
gestiti. Di buon rilievo anche le musiche, poco presenti, ma sempre gradevoli.
Come d'obbligo o quasi, non manca la sezione multigiocatore. Oltre alle
classiche modalità Cattura la Bandiera, DeathMatch e Team Deathmatch, è stata
implementata anche la nuovissima Search & Destroy e quella HeadQuartier. Nella
prima, chi muore deve attendere che la sua squadra venga eliminata – o vinca -
prima di rientrare; nella seconda, un team deve creare un QG e difenderlo dagli
attacchi della squadra avversaria.
Prima di Chiamare Alle Armi il commento finale, si ricorda che COD2 è già sugli
scaffali e che, data la sua natura, non è adatto al pubblico più giovane.
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