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Licenziato
Anno dopo anno la serie PES si porta dietro sempre il solito difetto
che ha ereditato dai primissimi ISS Pro e che non è mai riuscito ad
eliminare del tutto: il database incompleto. Konami, infatti, non è
mai stata in grado di inserire nel suo inventario di stelle
internazionali tutti i giocatori realmente militanti nei vari
campionati e nelle varie nazionali, bensì deve sempre ricorrere a
trucchetti come battezzare i giocatori con nomi modificati sulla
base di quelli reali, anche se riconoscibilissimi dall'aspetto
fisico. Questa volta tocca alla nazionale ospitante i prossimi
Mondiali, accoppiata all'Olanda, negare la possibilità di vedere i
nomi reali. Per chi proprio non ce la facesse a leggere quegli
storpiamenti (d'altro canto al Processo si sente di peggio) si
profila un lungo pomeriggio da dedicare ad aggiustare le cose
mediante l'apposito editor.
Fluido
Dal punto di vista delle modalità di gioco non si vedono novità di sorta: le
coppe, la Master League e le partite sono tutte tali e quali al prequel e
purtroppo non è stata inserita la fase di qualificazione ai Mondiali che si è
vista nella versione NTSC (Winning Eleven 9). Peccato perché, nonostante non
rappresentasse nulla di nuovo (basti ricordare FIFA Road To World Cup 98 per
rendersi conto come queste modalità siano state sperimentate da tempo), sarebbe
stato una piacevole aggiunta a un titolo che dal punto di vista dell'innovazione
lascia un po' a desiderare. Il discorso però cambia sostanzialmente una volta
che si scende in campo: dalle primissime partite è evidente come siano stati
eliminati tutti i rallentamenti nelle fasi di gioco. È vero che essi permangono
in alcune animazioni (ad esempio in quella in cui il portiere si appresta a
calciare un rinvio lungo), ma durante le fasi giocate sono praticamente assenti.
Rissoso
Il conseguimento di questo importante traguardo tuttavia è stato pagato con
l'eliminazione del pubblico in alcune delle visuali presenti, per intenderci
quelle che permettono di sbirciare sugli spalti solo in concomitanza di lanci
lunghi da bordo campo: nelle altre (quelle in cui la telecamera inquadra più
frequentemente le scalinate) e nei replay gli spettatori ricompaiono quasi
magicamente.
Il livello di dettaglio dei giocatori in campo e dell'area di gioco, invece, è
rimasto pressoché costante anche perché la sensazione è che ci fosse poco da
migliorare.
Se c'è un campo in cui sono stati fatti passi in avanti è quello delle
animazioni durante le fasi di gioco: in particolare sono state aggiunte le
movenze tipiche di Ronaldinho, e anche gli scontri tra due giocatori in corsa e
le spinte durante le resse dei calci d'angolo sono ora più verosimili. A gioco
fermo, infine, vanno menzionati i principi di rissa dopo un fallo
particolarmente brutto e gli infortuni dei giocatori.
Affaticamento pericoloso
Ma questo PES 5 non apporta solo modifiche estetiche, bensì anche riguardanti la
partita vera e propria. La prima differenza degna di nota è la norma del
vantaggio, che ora è gestita decisamente meglio: l'arbitro lascia correre su un
fallo al portatore di palla, se e solo se il primo a riconquistarla è un
giocatore della stessa squadra, come è giusto che sia. Rispetto al prequel il
passo in avanti è notevole.
Anche gli infortuni sono ora più verosimili: oltre a quelli che avverranno dopo
i consueti abbattimenti da parte della contraerea-Materazzi, infatti, dovrete
fare i conti anche con quelli causati dall'eccessivo affaticamento, che possono
verificarsi anche se il giocatore non subisce un fallo degno di nota da oltre
mezz'ora.
Meno pressing
Le novità più succose, infine, riguardano il gameplay. Esattamente come una
scarpa nuova che chiede al piede di adattarvisi, questo PES 5 cambia piuttosto
profondamente il gameplay in una direzione tale da avvicinarsi al realismo,
richiedendo quindi al giocatore di adeguarvisi. La prima novità importante
riguarda il pressing: i vertici di Konami devono aver notato un abuso del tasto
X, talmente efficace da far quasi dimenticare la scivolata in fase difensiva. In
questo caso il pressing richiede maggiore attenzione, in quanto la sua pressione
indiscriminata (come i precedenti episodi di PES ci hanno abituato a fare) porta
facilmente a un tiro libero. Ciò non significa affatto che esso non vada
utilizzato del tutto: l'unica accortezza che necessita è un adeguato tempismo.
Non significa nemmeno che in questo PES 5 il gameplay sia sbilanciato in
attacco: come e più che nel prequel, infatti, il numero totale di gol a fine
partita sarà spesso esiguo, grazie anche all'aumentata efficacia della
scivolata, capace di compensare il declassamento del pressing.
Azioni corali
Durante le punizioni comparirà la barra della potenza anche per i passaggi,
mentre quelli durante le fasi di gioco sono ora maggiormente realistici: il loro
destino (inteso come arrivo a destinazione o intercettazione da parte degli
avversari) è ora maggiormente legato alle capacità del giocatore (voi), quindi
sarà più facile assistere a passaggi del tutto sballati.
Un'ultima novità immediatamente tangibile riguarda il controllo della palla: in
funzione della potenza di un passaggio (e dall'abilità nello stop del
calciatore) dipende di quanto essa si allontana da chi la riceve, mentre è
ancora più difficile effettuare i dribbling (senza la pressione di R2),
limitando così le azioni soliste.
Di contro i tiri da fuori aria si rivelano più potenti e precisi, anche se i
portieri raramente si faranno infilare: la loro AI è finalmente accettabile (per
intenderci non li vedrete subire i gol presi da Chimenti).
PES ovunque
Conclude il quadro delle novità sul campo l'inserimento del migliore in campo
nelle pagelle finali.
Il sonoro invece non mostra novità di rilievo: esso è contraddistinto da cori
poco incisivi e da una telecronaca fatta apposta per essere eliminata.
Per quanto riguarda le opzioni multiplayer, vera e propria linfa vitale di
giochi del genere, finalmente sono state implementate le modalità online fino a
4 giocatori (due per macchina), ma c'è poco di che entusiasmarsi: quanto di
buono mostrato dalla versione per Xbox non è avvicinata dal sempre deficitario
servizio della Sony.
Chiude il quadro una curiosa possibilità dedicata ai possessori di PS2 e PSP,
ovvero l'interscambio di dati tra le due console. In pratica potrete iniziare
una Master League sulla PS2, scambiare i dati e continuare fuori casa grazie
alla portabilità della PSP e così via.
Per la conclusione vi rimandiamo al commento finale.
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